stelle variabili

LE CARTE STELLARI

STELLE VARIABILI 

Le osservazioni delle stelle variabili si eseguono stimando la magnitudine della variabile e paragonandola con le stelle vicine di conosciuta intensità luminosa. Per esempio, Gamma Cassiopea, è fornita di due perfette stelle di paragone nella medesima costellazione, Beta (magnitudine 2.42) e Delta (2.8). Nel caso di un oggetto telescopico, la stella di paragone deve giacere naturalmente nello stesso campo della variabile, ed alcune stelle difficili che giacciono da sole non sono facili da stimare.
La prima cosa da fare è di identificare la variabile. Occorrono delle carte stellari, ottime quelle dell'A.V.V.S.O. E' un errore guardare direttamente la variabile. Il metodo migliore è di annotare le stelle che verranno reperite nel medesimo campo, in modo da costruirsi una impressione generale.
Può sembrare difficile l'identificazione di un dato campo stellare, ma non vi sono due campi uguali, ed un po' di pratica farà miracoli. A volte si dice che il metodo migliore sia "rastrellare il cielo" fino a che la zona richiesta appare nel campo, ma questo è un errore. Quando si deve rintracciare una variabile telescopica occorre fare un piano preciso di azione. Prima identificare la zona per mezzo delle stelle visibili ad occhio nudo che possono venir riconosciute senza possibilità di errore, e poi procedere con l'aiuto di allineamenti stellari e costellazioni, muovendo il telescopio da nord a sud ed in ascensione retta nei limiti di un campo angolare conosciuto. Nei casi difficili, si può scegliere una stella facile che abbia la medesima declinazione della variabile, lasciando stazionario il telescopio fintanto che la variabile non appare alla vista. Una volta che l'osservatore avrà trovato il campo, lo riconoscerà nuovamente con facilità, ma la ricerca dovrebbe sempre essere "programmata". Un momento di disattenzione può portare a dei risultati assai strani.
Vi sono vari metodi per eseguire delle
stime. Uno dei più semplici è il metodo dei gradini di Pogson per il quale l'osservatore si allena a distinguere una differenza di magnitudine di 0.1, che costituisce un "gradino". Immaginate che egli stia osservando una stella variabile, e trovi che essa è due gradini più debole della stella di paragone A ed un gradino più luminoso della stella di paragone B. Egli annota: "A - 2; B + 1". Poi osserva le magnitudini indicate per A e B. Se A ha 8.0 e B è 8.3 la variabile deve essere 8.2, che è due decimi di magnitudine più debole di 8.0 ed un decimo di magnitudine più brillante di 8.3.
Un metodo più complesso è quello frazionale, usato da molti osservatori. In questo caso si usano due stelle di paragone e la differenza di intensità luminosa tra di esse viene mentalmente divisa in un numero conveniente di parti, dopodichè la variabile viene messa nella sua giusta posizione nella serie di gradini. Se A è più luminosa delle due stelle di paragone A e B, e la variabile è stimata ad un quarto di strada da A a B (e quindi a tre quarti da B a A) l'annotazione sarà la seguente: A 1 V 3 B. Le magnitudini delle stelle di paragone possono essere dedotte come sopra, e la magnitudine delle variabili venire calcolata.
Occorre ricordare parecchi punti quando si usano questi metodi, e forse il più importante è che l'osservatore dovrebbe avvicinarsi al suo telescopio con la mente priva di pregiudizi. Se egli crede che la magnitudine della variabile sia 7.5, vi è una forte possibilità che la magnitudine che egli rileverà sia 7.5, che sia vero o no! Non è facile paragonare una stella rossa con una bianca. Occorre una lunga pratica, ma il dilettante serio si renderà ben presto conto di "avere le mani in pasta" dopodichè sarà capace di stimare molte variabili nel corso di poche ore di lavoro.
Le stelle variabili possono dare molto da fare all'osservatore. Vi sono le stelle rosse a lungo periodo, le irregolari con i loro tremolii ed eccentricità, e le occasionali, strane Novae, che brillano inaspettatamente. I cieli stellati non sono mai noiosi, e vi è sempre qualcosa di nuovo da vedere.


 

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